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Gestione Magazzino
Pallettizzazione mista: come comporre e ottimizzare il bancale con il WMS
Giacomo Minichiello
La pallettizzazione mista è l’operazione più critica della preparazione ordini in magazzino: comporre su un unico pallet referenze diverse per dimensione, peso e resistenza, ottenendo un’unità di carico stabile, satura e tracciabile. È anche l’ultima fase del magazzino a restare manuale, e quasi sempre l’unica che nessuno misura.
Questa guida spiega che cos’è la pallettizzazione mista, quali vincoli tecnici deve rispettare un pallet misto e come i moduli dedicati di un software WMS intervengono sulla composizione dell’unità di carico.
Che cos’è la pallettizzazione mista
La pallettizzazione mista è la composizione di un pallet contenente più referenze diverse, destinate allo stesso ordine o allo stesso cliente. Si distingue dalla pallettizzazione omogenea, in cui il pallet contiene un’unica referenza. Richiede di gestire simultaneamente dimensioni, pesi e resistenze differenti mantenendo stabile e tracciabile l’unità di carico.
In magazzino questa attività viene chiamata anche allestimento bancale o allestimento misto, e nel linguaggio della distribuzione si parla di pallet misto o rainbow pallet. Sono lo stesso processo: trasformare un insieme di colli prelevati in un oggetto logistico unico, identificato e spedibile.
La differenza rispetto alla pallettizzazione omogenea non è di grado ma di natura. Un pallet mono-referenza si compone applicando uno schema definito una volta sola nell’anagrafica dell’articolo. Un pallet misto richiede una decisione nuova a ogni ordine: quali colli alla base, quali in sommità, come distribuire il carico se l’ordine non entra in un solo pallet.
Pallettizzazione omogenea e mista: le differenze
Un pallet omogeneo contiene una sola referenza e, di norma, un solo lotto. Lo schema di impilamento viene definito una volta sola nell’anagrafica dell’articolo e resta valido per ogni ordine successivo. Il vincolo dominante è la saturazione dello strato, il rischio di errore è basso e la tracciabilità resta semplice, perché il lotto è unico per l’intero pallet. Il software si limita ad applicare uno schema standard. È la configurazione tipica dell’uscita da stock verso le piattaforme distributive.
Un pallet misto contiene invece più referenze e quasi sempre più lotti. Lo schema va ricalcolato a ogni ordine e il vincolo dominante si sposta sulla sequenza di impilamento e sulla compatibilità tra i colli. Il rischio di errore sale a livelli medio-alti, la tracciabilità richiede la registrazione del lotto a livello di singolo collo e il software deve fare molto di più che applicare uno schema: deve calcolare la composizione e sequenziare il prelievo di conseguenza. È la configurazione degli ordini cliente multi-referenza e dei giri di consegna.
Esiste una terza configurazione, il pallet per giro di consegna, che contiene merce destinata a più clienti serviti dallo stesso viaggio. Alla complessità del pallet misto aggiunge il vincolo di sequenza: il carico su automezzo funziona in logica last-in-first-out, quindi la merce del primo cliente da scaricare deve essere caricata per ultima.
Dove si colloca la pallettizzazione nel flusso di magazzino
La pallettizzazione si colloca a valle del picking e a monte del packing e dell’uscita merce.
La distinzione tra le due fasi è operativamente decisiva. Il picking risponde alla domanda quali colli prelevare e con quale percorso; la pallettizzazione risponde a una domanda diversa e successiva: come quei colli diventano una o più unità di carico conformi.
Sono attività con funzioni obiettivo diverse. Il picking è ottimizzato sulla distanza percorsa, la pallettizzazione sulla geometria e sulla stabilità del carico. Quando vengono trattate come un’unica attività indistinta, l’ottimizzazione dell’una degrada sistematicamente l’altra: un prelievo ottimizzato solo sul percorso consegna i colli nell’ordine dettato dalla mappa del magazzino, non nell’ordine in cui vanno impilati.
È questa la ragione tecnica per cui la pallettizzazione mista va governata a monte, dentro la logica di picking, e non alla fine come attività separata.
Quali vincoli deve rispettare un pallet misto
Un pallet misto è conforme quando rispetta simultaneamente cinque famiglie di vincoli. Sono vincoli concorrenti: ottimizzare su uno solo produce non conformità sugli altri.
Peso e altezza dell’unità di carico
Il limite di peso non è un valore universale. Dipende dalla portata del pallet impiegato, dalla capacità della scaffalatura di destinazione, dai mezzi di movimentazione e dai requisiti del cliente. Le linee guida di GS1 Italy sulla consegna ai magazzini fissano requisiti sia sul peso complessivo dell’unità di carico, che va rapportato alla portata del bancale impiegato, sia sul carico ammesso per singolo strato.
Il limite di altezza dipende invece dal vano di carico dell’automezzo e dall’eventuale doppio stivaggio. Entrambi i limiti vanno definiti come parametri di sistema per combinazione tipo-pallet e destinazione, non lasciati alla valutazione a vista dell’operatore.
Sbalzo e sagoma
La merce non deve sporgere oltre il perimetro del pallet. Il riferimento dimensionale prevalente in Europa è l’europallet EPAL da 800 × 1.200 mm: è per questo che i produttori tendono a dimensionare gli imballi come sottomultipli di 800 e 1.200, riducendo lo spazio perso su ogni strato.
Sequenza di impilamento e schiacciabilità
La regola operativa è nota, pesante e rigido alla base, leggero e schiacciabile in sommità, ma è applicabile solo se i colli raggiungono la postazione nella sequenza corretta. Diversamente l’operatore accumula a terra e ricompone, oppure impila in modo subottimale.
Compatibilità merceologica e vincoli di lotto
Nei settori regolamentati la composizione è soggetta a vincoli di separazione: alimentare e non alimentare, allergeni, prodotti che cedono odore, incompatibilità chimiche. A questo si aggiunge la tracciabilità: un pallet misto contiene tipicamente più lotti, e se il sistema registra il lotto solo a livello di ordine la ricostruzione in caso di richiamo diventa impossibile. La logica FEFO va quindi mantenuta e registrata anche in fase di composizione.
Sequenza di carico
Per i pallet destinati a giri multi-cliente l’ordine di composizione deve essere l’inverso dell’ordine di scarico. Un vincolo che il magazzino può rispettare solo se conosce la sequenza di consegna nel momento in cui compone il pallet.
Quali sono gli schemi di impilamento del pallet
Lo schema di impilamento determina come i colli sono disposti su ciascuno strato e come gli strati si relazionano tra loro. La scelta incide direttamente su stabilità e resistenza del carico.
Nell’impilamento a colonna i colli sono allineati verticalmente, angolo su angolo. È lo schema che offre la massima resistenza alla compressione, perché il carico scarica sugli spigoli, la parte strutturalmente più robusta del collo. In cambio ha una coesione laterale bassa e richiede una filmatura o una reggiatura più efficace.
Lo schema composito, detto anche a mattoni, dispone gli strati sfalsati e ruotati come i corsi di un muro in laterizio. Guadagna stabilità laterale e resiste meglio alle sollecitazioni del trasporto, ma riduce la resistenza alla compressione verticale, proprio perché il carico non insiste più sugli spigoli.
La scelta tra i due non è stilistica: dipende da quanto il carico verrà sollecitato lateralmente in trasporto e da quanti pallet verranno sovrapposti a magazzino. Va parametrizzata per famiglia di prodotto, non decisa collo per collo dall’operatore.
Quali sono gli errori più frequenti nella pallettizzazione mista
- Composizione a stima: peso o altezza fuori limite scoperti in baia di carico, con rifacimento completo dell’unità di carico.
- Prelievo non sequenziato: colli che arrivano in ordine incompatibile con l’impilamento, con accumulo a terra e doppia movimentazione.
- Saturazione non controllata: ordini che generano un pallet in più del necessario, con impatto diretto sul costo di trasporto.
- Pallet “resto” non gestito: l’eccedenza che non completa un pallet resta priva di identificazione e collocazione.
- Lotti non registrati a livello di collo: tracciabilità interrotta proprio nel punto in cui la merce lascia lo stabilimento.
- Unità di carico non identificata univocamente: senza codice univoco, il legame tra spedito e documentato è ricostruibile solo su carta.
- Sbalzo del carico: colli sporgenti dal perimetro del pallet, con rischio di danneggiamento e rifiuto in accettazione.
Come il software WMS ottimizza la pallettizzazione mista
Un software WMS interviene sulla pallettizzazione mista attraverso moduli dedicati che trasformano una fase discrezionale in un processo guidato e verificato.
Anagrafica del collo e dell’unità di carico
Il presupposto di ogni ottimizzazione è che il sistema conosca gli oggetti che compone: dimensioni e peso del collo, colli per strato, strati per pallet, classe di schiacciabilità, impilabilità, tipo di pallet ammesso. Senza questa base ogni logica successiva lavora su stime.
Calcolo preventivo dei pallet e split dell’ordine
A partire dalle righe d’ordine, il WMS determina prima dell’inizio del prelievo quante unità di carico servono e come distribuire i colli. L’operatore riceve una missione già dimensionata. È qui che si recupera saturazione: la decisione viene presa dal sistema con visione completa dell’ordine, non dall’operatore a composizione già avviata.
Prelievo sequenziato in funzione dell’impilamento
Il modulo riordina le missioni di prelievo in modo che i colli raggiungano la postazione nella sequenza corretta di impilamento: base pesante e rigida prima, sommità leggera e schiacciabile per ultima. Il percorso viene ottimizzato sotto il vincolo della sequenza di impilamento, non ignorandolo. È la differenza più netta tra un WMS che gestisce il prelievo e uno che gestisce l’unità di carico.
Controllo di peso e volume in tempo reale
A ogni collo assegnato il sistema aggiorna peso e volume cumulati e segnala l’avvicinamento alla soglia prima che venga superata. La non conformità viene intercettata durante la composizione, quando il costo di correzione è di un collo, non in baia, quando è dell’intero pallet.
Identificazione dell’unità di carico SSCC
Alla chiusura il WMS genera l’identificativo univoco e l’etichetta logistica. Lo standard di riferimento è il SSCC (Serial Shipping Container Code), il codice a 18 cifre che identifica univocamente una singola unità logistica, veicolato tramite simbologia GS1-128.
Le linee guida GS1 Italy sono precise su un punto rilevante per la pallettizzazione mista: quando più pallet vengono spediti come sagoma unica, ciascuno deve comunque avere il proprio SSCC, con un’etichetta master applicata all’esterno dell’imballo di gruppo. L’adozione dello standard non è un formalismo: è frequentemente un requisito contrattuale nella grande distribuzione.
Tracciabilità: collo, lotto, pallet, ordine
Ogni collo viene confermato via barcode al momento dell’assegnazione. Il sistema costruisce la catena che lega articolo, lotto, unità di carico, ordine e documento di trasporto, aggiornando contestualmente le giacenze e rendendo la spedizione ricostruibile a distanza di mesi.
Integrazione con ERP e produzione
I dati alimentano la generazione di packing list e DDT sull’ERP senza reinserimenti manuali. Dove il magazzino serve direttamente la produzione, l’integrazione con il software MES consente di comporre unità di carico riferite a specifici ordini di produzione.
Che cosa cambia dalla composizione manuale
La differenza si legge attività per attività. Nella pallettizzazione manuale il numero di pallet per ordine viene deciso in corso d’opera, mentre con il WMS è calcolato a monte sull’ordine completo. La sequenza di arrivo dei colli è dettata dal percorso di prelievo nel primo caso, dalla sequenza di impilamento nel secondo. Il controllo di peso e altezza passa da visivo, con verifica in baia, a progressivo, con segnalazione della soglia prima che venga superata.
Cambia altrettanto tutto ciò che riguarda verifica e documentazione. Il contenuto viene controllato a campione, quando viene controllato, contro la conferma via barcode di ogni singolo collo assegnato. L’identificazione passa da un’etichetta interna, dove esiste, al SSCC con etichetta GS1-128. La tracciabilità del lotto sale dal livello di ordine al livello di collo sull’unità di carico. E i documenti smettono di essere compilati a mano per essere generati direttamente dai dati di composizione.
Come si calcola il numero di pallet necessari per un ordine
Il calcolo si esegue in cinque passaggi, che un WMS automatizza sull’intero ordine prima dell’avvio del prelievo.
- Recuperare i dati di anagrafica di ogni referenza dell’ordine: dimensioni del collo, peso, colli per strato, strati massimi, classe di impilabilità.
- Determinare i limiti dell’unità di carico per la destinazione: peso massimo ammesso, altezza massima utile, tipo di pallet.
- Calcolare il volume e il peso complessivi dell’ordine sommando i colli riga per riga.
- Distribuire i colli tra i pallet rispettando la sequenza di impilamento, i vincoli di compatibilità merceologica e i limiti di peso e altezza.
- Verificare la saturazione risultante e valutare se una diversa distribuzione riduce il numero di unità di carico.
Il quarto passaggio è quello che distingue un calcolo teorico da uno utilizzabile: un algoritmo che ottimizza solo il volume produce pallet geometricamente pieni ma instabili o non conformi ai vincoli di separazione.
Quali KPI misurano l’efficienza della pallettizzazione mista
- Tempo medio di composizione per unità di carico: dalla prima assegnazione alla chiusura del pallet. È il dato base per dimensionare le postazioni.
- Saturazione volumetrica: volume occupato rapportato al volume utile del pallet. Incide direttamente sul costo di trasporto per unità spedita.
- Saturazione di peso: peso caricato rapportato al limite ammesso. Letta insieme alla saturazione volumetrica distingue i carichi limitati dal volume da quelli limitati dal peso.
- Tasso di rifacimento: percentuale di pallet ricomposti dopo la chiusura. È l’indicatore più diagnostico: un valore alto segnala vincoli non parametrizzati a sistema.
- Accuratezza dell’unità di carico: colli corretti sul totale assegnato. Correla direttamente con i reclami da consegna.
- Pallet completati per ora-uomo: da leggere sempre insieme all’accuratezza, mai isolatamente.
Conclusioni
La pallettizzazione mista è l’ultimo punto in cui il magazzino può correggere un errore prima che diventi un reclamo, ed è anche il punto in cui si decide quanto costerà trasportare quell’ordine.
Trattarla come appendice manuale del picking significa rinunciare a due leve concrete: la saturazione delle unità di carico e la tracciabilità della merce nel momento in cui lascia lo stabilimento. Governarla con moduli dedicati all’interno del WMS significa parametrizzare i vincoli una volta, farli rispettare a ogni pallet e disporre di dati misurabili su una fase che oggi, nella maggior parte dei magazzini, non produce alcun dato.